Un anno, un bollettino: 1995-96

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Un anno, un bollettino: 1995-962019-05-05T22:49:17+02:00

Il professor Antonio “Toni” Da Re documenta nel suo articolo l’attività teatrale, che in seguito acquisirà sempre più importanza al Barbarigo: sulle ‘tavole’ del teatro Pio X e del teatro Antonianum si alternano ogni volta 100-150 ragazzi per un totale di quattro spettacoli, dando vita a spazi musicali di ogni genere e balletti sull’esempio di Sister Act, “con la partecipazione straordinaria del ‘professore-cardinale’ Giorgio Brunello”, e di ‘Zombi’ (Thriller di Michael Jackson?), “che ha visto esibirsi tutta una classe, trascinata da Mara, coreografa improvvisata”. Ci sono poi le commedie interpretate dai futuri ragionieri, coordinati dalla prof. Colonna, e le scenette dei ‘Quelli del Barbarigo’ (un gruppo di genitori), seguite dalle musiche dei ragazzi delle medie, diretti da don Floriano, e da un musical. Chiudono le due commedie satiriche ‘un Dante è per sempre’ e ‘c’era una volta una quinta elementare… non troppo elementare!’, scritte e interpretate dai ragazzi deII’Istituto. Il successo delle iniziative è testimoniato sia dal tutto esaurito nella vendita dei biglietti, sia dai tre milioni e mezzo di lire raccolti, al netto di tasse e spese, che vanno tutti in beneficenza.

Tra i lutti c’è la morte di mons. Francesco Frasson, conosciutissimo in diocesi e al di fuori in particolare per la paternità dell’Opera della Provvidenza di Sarmeola: ordinato prete nel 1940, era stato al Barbarigo negli anni della guerra e della Resistenza.

E poi c’è il professor Nikola Colak, docente di storia filosofia al Barbarigo dal 1968 al 1984. Nato nel 1914 nell’impero austro-ungarico, si era laureato all’università di Zagabria e aveva insegnato storia e lingua croata presso varie scuole della Jugoslavia, ricoprendo anche la carica di preside. Addetto dell’istituto di scienze storiche medievali della Dalmazia dal 1960 al 1965, nell’agosto del 1966, dopo aver preso parte alla fondazione della rivista “La voce libera” a Zara, era stato costretto a lasciare il suo Paese ed era approdato come rifugiato politico a Padova proprio durante gli anni Sessanta. Al Barbarigo aveva trovato finalmente una casa, dove poter coltivare e trasmettere quel senso di liberà che non era riuscito a trovare nell’amata patria.