Un anno, un bollettino: 1982

Home/Un anno, un bollettino: 1982
Un anno, un bollettino: 19822019-04-13T16:59:46+02:00

Dopo 33 anni alla guida della diocesi di Padova, il vescovo Girolamo Bortignon va in congedo: gli succede mons. Filippo Franceschi. Già vicedirettore del Collegio Augustinianum dell’Università Cattolica e assistente nazionale del settore giovani di Azione Cattolica, Franceschi è molto attento al ruolo della scuola cattolica, che ha “difeso con i denti” durante gli anni da vescovo di Ferrara. Secondo l’arcivescovo, intervistato per il notiziario dell’Istituto, c’è “un rapporto, per così dire genetico” tra diocesi e scuola, perché “la scuola cattolica nasce ad iniziativa della comunità ecclesiale o di famiglie religiose presenti ed operanti nel suo interno”. Di qui la fondamentale importanza del Barbarigo e di una scuola declinata in un’ottica pluralistica e non meramente confessionale, per lo sviluppo sia della Chiesa padovana sia della società civile cittadina. Purtroppo il ministero di Franceschi sarà interrotto prematuramente da un male inguaribile, che porrà fine al suo cammino terreno nel 1988, a 64 anni.

Lo stesso notiziario annuale riporta un’altra intervista, stavolta all’onorevole Beniamino Brocca di Limena. Laureato in pedagogia all’università di Padova, insegnante e dirigente scolastico, Brocca sarà deputato per quattro legislature, fino al 1994, ricoprendo anche il ruolo di sottosegretario all’Istruzione. Anche il parlamentare democristiano ha le idee molto chiare sul ruolo della scuola cattolica: «Siamo di fronte ad una società che qualcuno ha definito faustiana – è la premessa – cioè ad una società che va verso il suicidio per mancanza di fini morali e per eccesso di mezzi, società ad alto tasso di imborghesimento, dove ognuno guarda al suo tornaconto e non agli interessi della collettività». Ebbene in una situazione del genere secondo Brocca il ruolo della scuola libera e privata deve essere: «a) la creazione di un clima di rigore morale; b) qualificata da una promozione culturale; c) dall’educare il cittadino a uscire dal proprio guscio, a preoccuparsi del bene comune e della collettività. Se la scuola cattolica svolge questo ruolo, cosi come lo ha fatto nel passato, nei confronti della scuola pubblica non ci deve essere conflitto».

Sono giorni in cui si torna a parlare di libertà educativa e di un riconoscimento dei diritti degli alunni che frequentano le scuole non statali. Fra le molte difficoltà e delusioni pare aprirsi uno spiraglio di speranza quando nell’ordine del giorno della Commissione Istruzione della Camera venne inserita la proposta di legge paritaria per un riconoscimento giuridico a tutti gli effetti, anche quello economico, delle scuole non statali, presentata da 120 deputati e da più di 80 senatori. “Dopo una prima lettura è stato rinviato il dibattito che sarà lungo e difficile – riporta speranzoso il bollettino –. Però il fatto che dopo i 14 tentativi degli ultimi 20 anni, con esito negativo, una tale proposta di legge venga presa in considerazione dai politici è un segno che qualche cosa si muove”. Non abbastanza per produrre effetti significativi, diremmo oggi.