Un anno, un bollettino: 1974

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Un anno, un bollettino: 19742019-04-13T17:23:39+02:00

Sono gli anni dei conflitti e della contestazione: anche a Padova, che in questi anni si rivela uno dei centri nevralgici del terrorismo rosso e nero. Il 17 giugno 1974 in via Zabarella, a poche centinaia di metri dall’Istituto, in un attentato agli uffici padovani del Movimento Sociale Italiano vengono uccisi Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Sono le due prime vittime rivendicate dalle Brigate Rosse.

Sempre in giugno viene pubblicato anche il bollettino del Barbarigo, ma invano si cercherebbe un riferimento al tragico attentato. Certamente per impossibilità di tempi tipografici, ma forse non si vuole recare turbamento al lettore: non che si voglia evitare la riflessione, ma in questo periodo il Barbarigo vuole essere un’oasi di pace e di studio in una società sempre più ideologizzata e violenta, e per questo motivo viene scelto da molti studenti e famiglie.

Nel chiostro di via Rogati il tempo sembra quindi trascorrere uguale, scandito da riti come quello dell’imposizione della feluca goliardica ai neodiplomati da parte del vescovo, mons. Bortignon. Tra loro quest’anno Modi Gabriel, alunno sudanese, che ha frequentato il Liceo Scientifico “dando una simpatica nota di colore e un esempio di serio impegno ai suoi compagni ‘bianchi’”.

Qualche piccolo segnale dello spirito dei tempi viene da notizie particolari. Per esempio, dopo un timido e frammentario inizio negli anni precedenti, un’équipe di medici inizia una serie strutturata di lezioni di educazione sessuale. Del resto gli stessi vescovi della Lombardia e del Veneto scrivono in un documento pastorale che “Anche la scuola deve estendere ai problemi sessuali il compito educativo, offrendo informazioni opportune con equilibrata gradualità, svolgendo in costante collaborazione con i genitori un’opera positiva di formazione della mentalità, della volontà e del costume, restando in dialogo con gli alunni senza trascurare l’apporto di persone esperte”.

Scrive in un articolo il dott. Stefano Cocchiglia, medico dell’Istituto: “Fino a non molto tempo fa la famiglia era un castello ben protetto e chiuso dove il giovane poteva crescere preservato da sollecitazioni esterne fino alla maturità psichica, fino alle scelte grandi e decisive della sua vita”, mentre oggi “la situazione è profondamente mutata: i nostri figli, a tutte le età, si trovano faccia a faccia con quanto ha attinenza al sesso”. Di qui la scelta di affrontare l’argomento in modo solido e globale, incentrato sulla persona e il suo rispetto: “Il giovane che sceglie il celibato deve sapere cosa lascia. Quello che sceglie il matrimonio deve sapere chiaramente che cosa prende e gli oneri che ne derivano. Deve imparare a realizzare l’armonia del vivere a due”.