Il 27 giugno, al Barbarigo, Rahaf e Mohamed hanno sostenuto l’esame orale di maturità. Per loro è stato il compimento di un anno scolastico speciale, iniziato pochi mesi prima, dopo l’arrivo a Padova dalla Striscia di Gaza insieme alla loro famiglia.
Rahaf e Mohamed sono fratelli gemelli. Nell’agosto del 2025 sono arrivati in Italia grazie all’associazione “Padova abbraccia i bambini” e, fin dai primi giorni, hanno espresso con chiarezza un desiderio semplice e fortissimo: ricominciare dalla scuola. Così, a settembre, sono entrati al Barbarigo e hanno frequentato il quinto anno del Liceo Scientifico tradizionale.
“Credo che la scuola sia il primo strumento per dare speranza a ragazzi e ragazze”
Maria Pia Vallo, Preside di Istituto Barbarigo, ai microfoni di Telecittà.
Il loro percorso, naturalmente, ha avuto caratteristiche del tutto particolari. C’erano una lingua nuova da imparare, programmi da recuperare, documenti scolastici da ricostruire, un esame di Stato da preparare in tempi stretti. C’erano anche le ferite, visibili e invisibili, lasciate dalla guerra. Eppure, giorno dopo giorno, Rahaf e Mohamed hanno affrontato la scuola con serietà, attenzione e una determinazione che ha colpito docenti, compagni e volontari.
Il risultato raggiunto ha un valore che va oltre il diploma. È il segno di un futuro che riparte, anche quando tutto sembrerebbe renderlo impossibile. È la conferma che la scuola può essere, davvero, un luogo in cui una persona viene accolta nella sua storia e accompagnata nei suoi passi, con realismo, pazienza e fiducia.
La Dirigente Maria Pia Vallo ha seguito da vicino questo cammino, insieme ai docenti del consiglio di classe, che hanno creduto nella possibilità di portare Rahaf e Mohamed fino all’esame. Il 27 giugno, ascoltando il loro colloquio, l’emozione è stata grande: sentire due studenti arrivati da pochi mesi in Italia affrontare in italiano le materie dell’ultimo anno del liceo ha dato a tutti la misura del lavoro compiuto.

A rendere possibile questo percorso è stata una rete ampia. I professori, i compagni di classe, le istituzioni scolastiche, i volontari e alcuni ex allievi del Barbarigo hanno messo a disposizione tempo, competenze e presenza. Tra loro anche persone coinvolte nel progetto “Esserci”, che hanno affiancato Rahaf e Mohamed nello studio e nella preparazione delle diverse discipline.
Un ruolo importante è stato svolto anche da chi li ha aiutati nell’apprendimento dell’italiano e nel recupero delle materie umanistiche. All’inizio, per comunicare, era necessario appoggiarsi all’inglese. Poi l’italiano è diventato sempre più familiare, fino a diventare la lingua con cui raccontare, studiare, rispondere, sostenere un colloquio d’esame. È uno dei passaggi più belli di questa storia: la lingua come strada per entrare in una comunità, e per sentirsi finalmente parte di essa.
Anche la sorella Raghad ha frequentato quest’anno il Barbarigo, concludendo positivamente il secondo anno del Liceo Scientifico. Gli altri fratelli e sorelle sono stati accolti in altre scuole della città. Padova, in questa vicenda, ha mostrato uno dei suoi volti migliori: quello di una comunità capace di attivarsi, collaborare, trovare soluzioni, esserci.

Per il Barbarigo questa maturità è motivo di gioia e di profonda gratitudine. Orgoglio, sì, ma nel senso più sobrio e più vero: l’orgoglio di aver visto due studenti arrivati da una situazione dolorosa rimettersi in cammino; l’orgoglio di una classe che ha saputo accogliere; l’orgoglio di docenti e volontari che hanno accompagnato senza clamore; l’orgoglio di una scuola che, davanti a una storia difficile, ha scelto di fare la propria parte.
Rahaf e Mohamed ora guardano avanti. Li attendono nuovi passaggi, nuovi studi, nuove cure, nuove domande sul futuro. Il diploma ottenuto al Barbarigo segna una tappa preziosa, ma soprattutto apre una possibilità.